lamiagente Un favoloso gruppo di amici

7ago/080

Grandi discariche crescono…

Qualcuno pensa ancora che pagando una piccola tassa per lo smaltimento dei rifiuti elettrici il problema sia risolto.
L'importante è mettersi in pace con la propria coscienza e far finta di nulla...


[via La Repubblica]

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E-waste, denuncia di Greenpeace
La nuova pattumiera è il Ghana


Le stime Onu parlano di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno
Contengono elementi tossici che mettono a rischio ambiente e salute umana
di Antonio Cianciullo

E' il remake di un film degli anni Ottanta, un brutto film. Gli slum africani utilizzati come pattumiera dei veleni dei paesi ricchi, i primi vani tentativi di bloccare il traffico, la rivolta dei nigeriani che, esattamente vent'anni fa, sequestrarono una nave italiana, con 24 uomini di equipaggio, come arma di pressione per costringerci a risanare la discarica pirata di Port Koko. Adesso ci risiamo. Nella versione tecnologicamente avanzata dell'e-waste, il rifiuto elettronico che fluisce sempre più abbondante. La nuova pattumiera del mondo industrializzato è il Ghana: è qui che finisce una buona parte degli oggetti che fino a un istante prima dell'abbandono sembravano indispensabili e che all'improvviso si sono rivelati inutili, cancellati nella possibilità d'uso da memorie più potenti, software più avanzati.

GUARDA LE FOTO

La denuncia viene da Greenpeace che, con un'azione di "spionaggio industriale" è riuscita a ricostruire il percorso delle nuove navi dei veleni. Il punto di partenza per l'Europa è Anversa, in Belgio, dove confluiscono scarti elettronici provenienti da Olanda, Germania, Italia, Danimarca e Svizzera. Non si tratta di piccoli numeri. Le stime Onu parlano di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici prodotti ogni anno: i Raee, ovvero i rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, rappresentano la tipologia di rifiuti pericolosi in più rapida crescita a livello globale (3-5% annuo, nel 2006 ogni cittadino europeo ne ha prodotto tra 17 e 20 chili all'anno). Contengono elementi tossici e persistenti (metalli pesanti, ftalati, pcb) che rappresentano un rischio per l'ambiente e la salute umana nelle fasi di trattamento, riciclaggio e smaltimento.

Dunque roba da maneggiare con attenzione. Ma le foto che potete vedere mostrano cosa succede veramente. Oggetti pericolosi trattati senza nessuna precauzione anche da bambini, materiale tossico bruciato vicino alle case, pozze di liquame contaminato in cui tutti sguazzano. E' questa la fine che fa una buona parte dell'e-waste occidentale: si perdono le tracce del 75 per cento dei rifiuti tecnologici prodotti nell'Unione Europea e di oltre l'80 per cento di quelli prodotti negli Stati Uniti. In parte restano nei garage e nelle cantine, in parte vengono smaltiti illegalmente nei paesi in cui sono stati usati, ma in buona parte salgono sulle navi dei veleni per arrivare nei luoghi in cui i lavoratori, spesso bambini, sono esposti ai rischi legati al cocktail di composti chimici che questi rifiuti sprigionano quando vengono trattati in modo non adeguato.

In Ghana l'indagine di Greenpeace ha messo in evidenza una rete di cimiteri clandestini. Le navi ufficialmente cariche di "beni elettronici di seconda mano" arrivano nel più grande porto del paese, a Tema, e da lì prendono la strada del centro di smaltimento di Agbogbloshie, ad Accra, la capitale. Oppure si sperdono nel marasma dei piccoli cimiteri sparsi un po' ovunque. Greenpeace ha fornito i dati relativi a quello di Korforidua, ma è un esempio tra tanti.

Un disastro ambientale, sociale, umano che rappresenta l'altra faccia del disastro politico che ci coinvolge direttamente. Vent'anni fa l'Occidente chiuse gli occhi sulle rotte dei veleni finché il contenzioso internazionale divenne troppo aspro per ignorarlo. Ora la capacità di risposta dei paesi che subiscono l'arrivo clandestino dei rifiuti elettronici (dall'Africa alle piazze asiatiche) è più alta ed è prevedibile che la tensione tornerà a salire molto presto.

(5 agosto 2008)

4ago/080

Banca della Memoria

Dalla newsletter del sito "Banca della Memoria"

Ve lo consiglio vivamente.

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Eccoci nuovamente con voi, dopo 2 settimane di intenso lavoro prima della partenza.
Siamo partiti per il nostro viaggio alla riscoperta di racconti e ricordi.
Il tour toccherà circa 30 città dalle Alpi alla Trinacria.
Questa sera siamo in Trentino e abbiamo lasciato Sondrio a malincuore. Non vogliamo però tediarvi con i nostri racconti di viaggio perchè li stiamo pubblicando tutti su una rubrica sotto la sezione costume del sito www.lastampa.it.
Ecco il link per arrivarci direttamente

http://www.lastampa.it/nonnoraccontami

Troverete pubblicata la tappa di Sondrio.

Negl ultimi giorni prima della partenza i media hanno dato molto risalto al nostro progetto dedicandoci articoli e servizi televisivi.
E' iniziato tutto la settimana scorsa quando durante la nostra partecipazione al Festival dell'Oralità Popolare ci ha chiamato un giornalista del sitowww.repubblica.it.
Dopo una approfondita intervista telefonica ha pubblicato nella sezione tecnologia e scienze un dettagliatissimo articolo sul nostro progetto che trovate a questo indirizzo

http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/scienza_e_tecnologia/banca-memoria/banca-memoria/banca-memoria.html?ref=search

Ma ancora più inaspettato è stato l'articolo sul sito tedesco SpiegelOnline che faceva conoscere il nostro progetto alla Germania. Di seguito potete trovare l'indirizzo

http://www.spiegel.de/netzwelt/web/0,1518,569359,00.html

Venerdì scorso hanno pubblicato sul Venerdì di Repubblica un bell'articolo sul nostro progetto e ieri sera sul TG3 nazionale hanno mandato in onda un servizio realizzato nella nostra sede di lavoro (casa di Luca!)

Detto questo volevamo ancora ringraziarvi di tutti i messaggi di incoraggiamento e i complimenti che ci inviate quotidianamente e volevamo salutarvi come di consueto segnalandovi un filmato che ci piace particolarmente:
"Il Laser in neurochirurgia", un racconto di Rosa Urciuoli, anestesista a Torino che è stata fra le nostre prime interviste. Oltre alla bravura nel racconto, tipica di tutti i napoletani, ci affascina sentire parlare dell'introduzione di un'innovazione nel campo
della medicina che ha sconvolto la chirurgia. Il video lo trovate a questo link

http://www.bancadellamemoria.it/video.php?ID=50

1ago/080

Usa: scoperto sistema per immagazzinare energia solare in modo efficiente

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[da Il Corriere della Sera]

Studio Mit: disegnato un nuovo tipo di catalizzatore che permette di utilizzare il calore dei pannelli solari

BOSTON (USA) - Promette una vera e propria «rivoluzione» nell'uso dell'energia solare la scoperta fatta dagli ingegneri del Massachussets institute of technology (Mit) di Boston. In uno studio pubblicato dalla rivista «Science» hanno infatti descritto per la prima volta un modo per immagazzinare l'energia prodotta dai pannelli solari.

LA SCOPERTA - La scoperta è stata ispirata da uno dei passaggi della fotosintesi, in cui l'acqua viene scissa in idrogeno e ossigeno. Per riuscire a ripetere lo stesso procedimento i ricercatori hanno disegnato un nuovo catalizzatore, cioè una sostanza che favorisce una reazione ma che alla fine può essere recuperata intatta, poco costoso e che funziona a temperatura ambiente. Il sistema progettato prevede che l'elettricità prodotta ad esempio da un pannello fotovoltaico venga utilizzata, insieme al catalizzatore nuovo e a uno tradizionale, per scindere l'acqua in idrogeno e ossigeno gassosi. Questi possono essere immagazzinati e utilizzati per alimentare delle celle a combustibile. «Questo è quello che cercavamo di fare da anni - spiega Daniel Nocera, che ha coordinato lo studio - l'energia solare è sempre stata limitata dal fatto che si interrompeva in assenza di sole. Adesso possiamo considerarla praticamente illimitata». Secondo i ricercatori, l'applicazione su larga scala del processo è molto facile e richiederà non più di dieci anni.

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Il petrolio così costoso ha anche molti aspetti positivi. Se non altro rende ancor più evidente l'insostenibilità di una società fondata quasi interamente sugli idrocarburi.
Inoltre, stimola la ricerca verso fonti di energia e sistemi alternativi.

Chissà. Se tanto mi da tanto... aspettiamo i 200$ al barile. ;-)
Non sono poi così lontani...

30lug/080

USA, 27 vampiri dell’energia in ogni casa

Riporto questo attualissimo articolo tratto da Punto Informatico.

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Roma - La domanda mondiale di energia sale continuamente: negli States sono ormai annosi i segnali che suggeriscono di por mano a buonsenso, spine e interruttori. Già: un recente studio dell'Electric Power Research Institute indica che oggi nella tipica casa statunitense si potrebbe risparmiare dal 7 all'11 per cento dell'energia solo riducendo il consumo degli accessori in stand-by.

"Abbiamo tutta la tecnologia che vogliamo nei nostri cellulari, nelle TV al plasma e nelle auto, ma quando si guarda all'elettricità, siamo allo stesso livello dei nostri nonni", dice al New York Times Ahmad Faruqui, economista di Brattle Group. E il quotidiano non risparmia di evidenziare altri strali dell'Electric Power Research Institute, secondo cui la tipica casa americana ha 27 apparecchi in stand-by, cioè 27 vampiri energetici che succhiano corrente elettrica 24 ore su 24, anche quando non vengono utilizzati.

Moltissime sono le tecnologie in studio ed altrettante quelle già disponibili per limitare questo fenomeno ma al fondo di tutto resta una sostanziale apatia, una indolenza che impedisce di agire sul classico interruttore dopo aver azionato il telecomando, o sulla "ciabatta" che disconnetta dalla rete tutti i dispositivi collegati. Senza contare che su certi apparecchi l'interruttore (quello vero) manca del tutto: per i costruttori rappresenta un'economia di produzione, i cui costi vengono semplicemente "traslati" sull'utenza finale, che li paga in termini di maggiori consumi energetici.

Nei maggiori paesi industrializzati, i vampiri sono tipicamente stereo, lettori DVD, computer, televisori, ricevitori satellitari, dispositivi che perlopiù che vengono sistematicamente "spenti" attraverso il telecomando o il pulsante di accensione. Tutte operazioni che non equivalgono ad un vero spegnimento: un pulsante è ben diverso da un interruttore.

Sebbene alcune case di produzione come Fujitsu-Siemens si siano impegnate nella produzione di apparecchi TV il cui stand-by sia il più "verde" possibile, manca ancora una fattiva e consapevole collaborazione degli utilizzatori finali, nessuno escluso: "La tecnologia (per risparmiare, ndr) è qui. Ma ritengo che (per vedere i risultati, ndr) si prospetti un orizzonte di oltre 10 anni", ammonisce Bill Ablondi, direttore analisi sistemi domestici di Parks Associates, azienda specializzata in consulenze di mercato.

Ancora una volta, dunque, giunge un richiamo da distribuirsi ad ampio spettro, nella consapevolezza che tanti piccoli watt fanno kilowatt, e tanti piccoli kilowatt fanno megawatt. Basta solo un po' di buona volontà: un sano, reale, rumoroso "clack" di un interruttore vero, di cui possono essere facilmente dotati tutti quegli apparecchi che non ne hanno: se adottato sistematicamente contribuirebbe a formare un bel gruzzolo di megawatt risparmiati. E un gran bel respiro di sollievo per il pianeta.

Marco Valerio Principato

27lug/080

Pentagon tells Bush: climate change will destroy us

from Boing Boing by Cory Doctorow
A leaked Pentagon report warns Bush that global climate change is real, coming soon, and will destroy the world with war, privation and massive upheaval:

A secret report, suppressed by US defence chiefs and obtained by The Observer, warns that major European cities will be sunk beneath rising seas as Britain is plunged into a 'Siberian' climate by 2020. Nuclear conflict, mega-droughts, famine and widespread rioting will erupt across the world.

The document predicts that abrupt climate change could bring the planet to the edge of anarchy as countries develop a nuclear threat to defend and secure dwindling food, water and energy supplies. The threat to global stability vastly eclipses that of terrorism, say the few experts privy to its contents.

'Disruption and conflict will be endemic features of life,' concludes the Pentagon analysis. 'Once again, warfare would define human life.'

BoingBoing segnalava questo interessante e angosciante articolo sul Guardian.
Stranamente il link al post di BoingBoing non è più accessibile.
Però sul giornale UK l'articolo completo lo si trova ancora.

"It's the end of the world as we know it..."

:(