Internet non cambia le regole
[da La Stampa]
Con Internet è cambiato tutto alla scuola di giornalismo della Columbia University fondata a New York da Joseph Pulitzer: le vecchie macchine da scrivere sono finite in un’aula museo, i corsi sono tutti multimediali. Ma le regole del buon giornalismo sono rimaste le stesse del manuale News Reporting and Writing (alla sua 12ª edizione) di Melvin Mencher, professore emerito. Se n’è aggiunta solo una, piuttosto ingombrante: padroneggiare i nuovi media.
L’analfabetismo digitale non è plausibile nel giornalista del nuovo millennio, che deve sapersi destreggiare con la costruzione di siti Web, l’uso di gadget tecnologici e software di ogni tipo. «E’ la convergenza, bellezza» riassume il vecchio professore in una battuta all’ex alunna tornata a trovarlo nel venticinquennale della laurea. «Ma il mezzo più prezioso resta sempre il cervello».
E rispolvera «le regole»: 1. Farsi tante domande per capire la storia che si vuol raccontare, indipendentemente dal mezzo che si usa. 2. Occuparsi di cose che stanno a cuore, altrimenti l’indifferenza si rifletterà nel lavoro. 3. «Show, don’t tell»: non dire le cose, ma mostrarle. 4. I fatti separati dalle opinioni: cercare di mantenere un punto di vista il più obiettivo possibile per permettere ai lettori di formarsi la loro. 5. Dare sempre l’opportunità alla controparte di rispondere. 6. «Quotes up high»: far parlare gli interlocutori della storia, per darle vita e credibilità. 7. Controllare almeno due volte i fatti, i dati, i nomi. 8. Usare un linguaggio accessibile a tutti, ma essere precisi: soppesare ogni parola. 9. «Go with what you’ve got»: quando il tempo stringe, smettere di cercare e fare il meglio con quello che si ha. 10. Non affezionarsi alle parole ed essere pronti a tagliare. Solo così si diventa migliori.
www.lastampa.it/masera
Awful airlines
http://www.msnbc.msn.com/id/27407068/displaymode/1107/s/2/framenumber/1/
Fantastiche!
La storia delle cose
Ho come l'impressione che la freccia d'oro sia sia spuntata....
parte 1 di 3
parte 2 di 3
parte 3 di 3
La nicotina e la morte delle api
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Se vedete un’ape che muore, preoccupatevi. Albert Einstein disse: “Se l’ape scomparisse, all’uomo resterebbero quattro anni di vita”.
Le api producono miele, pere, mele, pomodori, trifoglio, erba medica, latte, carne. Trasportano il polline e trasformano il mondo in cibo. Le api, un bioindicatore dell’ambiente, sono una specie a rischio. Oggi loro, domani noi. Il Guardian nell’articolo “Honeybee deaths reaching crisis point” riporta che un terzo dei 240.000 alveari britannici è scomparso durante l’inverno e la primavera. Il ministro inglese Rooker ha dichiarato che, se non cambierà nulla, entro dieci anni non ci sarà più un’ape nell’isola. Le api contribuiscono all’economia britannica per 165 milioni di sterline all’anno per la produzione di frutta e verdura. Oltre al miele naturalmente. La Honey Association prevede che il miele locale sarà finito in Gran Bretagna entro Natale. Riapparirà sulle tavole soltanto nell’estate del 2009.
La crisi è mondiale. Il maggior produttore di miele è l’Argentina che ha ridotto del 27% le sue 75.000 tonnellate annue. Negli Stati Uniti (-25% degli alveari nel 2008) e nel resto del mondo le api ci stanno lasciando. In Italia è una strage. Nel 2007 sono morte il 50% delle api, persi 200.000 alveari e 250 milioni di euro nel settore agricolo. Ma non è una priorità. Gli inutili soldati nelle strade, il bavaglio alla Giustizia con la separazione delle carriere, le impronte ai bambini Rom, il lodo Alfano per la messa in sicurezza della banda dei quattro, gli inceneritori della Impregilo. Queste sono priorità!
Perché le api muoiono? Per l’ambiente, il clima, la varoa (un acaro), i pascoli trasformati in coltivazioni di soia per i biocarburanti, per i pesticidi, l’inquinamento dei corsi d’acqua. Gli alveari si spopolano per il fenomeno del CCD (Colony Collapse Disorder) perché la razza umana sta avvelenando il mondo.
Qualcosa in Italia si può fare e subito. Vietare l’uso dei pesticidi nicotinoidi. In Francia lo hanno già fatto. Sulle api hanno l’effetto della nicotina. Gli fanno perdere il senso dell’orientamento, non riescono a ritornare nell’alveare e muoiono.
Chi usa o produce un pesticida nicotiniode mette a rischio, oltre alle api, anche la nostra sopravvivenza. Datemi una mano, inserite nei commenti di questo post informazioni sui produttori, sugli utilizzatori, sulle conseguenze sull’ambiente.
Chi avvelena un’ape, avvelena anche te.
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[via Beppegrillo.it]
Blocchi di ghiaccio e blocchi di merda
Non posso esimermi dal quotare questo post di Beppe Grillo.
Qualcuno di voi pensa a quello che sta succedendo intorno a noi? E cosa state facendo, concretamente?
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[via Beppegrillo.it]
Gli orsi bianchi sono contaminati. Stanno diventando gialli. Le foche e i pinguini li avvistano da lontano e fuggono. Il giallo oro sulla neve bianca è meglio di un catarifrangente. Al Polo ci sono orsi sempre più magri che si lasciano trascinare su blocchi di ghiaccio dalla corrente. I ghiacciai si sciolgono, ma l’intero pianeta dedica le sue attenzioni alle Olimpiadi. La nostra civiltà e i ghiacciai rischiano di finire nello stesso momento.
I ghiacciai del Tibet-Qinghai Plateau si stanno sciogliendo a un ritmo del 7% all’anno. Entro il 2060 potrebbero scomparire, ma già ora il flusso con cui alimentano il Fiume Giallo e lo Yangtze è diminuito insieme ai raccolti di riso e di grano.
Il ghiacciaio Gangotri può scomparire entro vent’anni insieme al Gange che si trasformerebbe in un piccolo fiume stagionale.
Il ghiaccio dell’Himalaya si trasforma in fiumi, i fiumi in cibo per l’India e la Cina, due nazioni sovrappopolate. Qualche miliardo di persone può morire di fame, ma a Pechino le nazioni del mondo pensano al tiro con l’arco e al nuoto sincronizzato.
La razza umana è a suo modo simpatica, riesce a ballare anche sull’orlo di un vulcano durante un maremoto mentre un asteroide colpisce la Terra.
Quando i ghiacci dell'Antartide si scioglieranno, e avverrà presto, forse in meno di dieci anni, il livello dei mari si alzerà di CINQUE metri. I ghiacci della Groenlandia si scioglieranno subito dopo e il livello dei mari si alzerà di altri SETTE metri.
Qualunque essere umano che abiti in un posto inferiore ai DODICI metri sul mare dovrà traslocare. Uno studio dell’International Institute for Environment and Development ha stimato che il trasloco riguarderà 600 milioni di persone.
Gli umani diventeranno gialli come gli orsi. Saranno trascinati negli oceani come gli orsi. Non su blocchi di ghiaccio. Che non ci sarà più. Ma su blocchi di merda.
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Contadino buongustaio…
Se cliccate qui, troverete una foto dall'alto del sempre sia lodato Google Maps.
Mostra il lavoro di un simpatico contadino.
Come non essere d'accordo con lui?
Grandi discariche crescono…
Qualcuno pensa ancora che pagando una piccola tassa per lo smaltimento dei rifiuti elettrici il problema sia risolto.
L'importante è mettersi in pace con la propria coscienza e far finta di nulla...
[via La Repubblica]
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E-waste, denuncia di Greenpeace
La nuova pattumiera è il Ghana

Le stime Onu parlano di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno
Contengono elementi tossici che mettono a rischio ambiente e salute umana
di Antonio Cianciullo
E' il remake di un film degli anni Ottanta, un brutto film. Gli slum africani utilizzati come pattumiera dei veleni dei paesi ricchi, i primi vani tentativi di bloccare il traffico, la rivolta dei nigeriani che, esattamente vent'anni fa, sequestrarono una nave italiana, con 24 uomini di equipaggio, come arma di pressione per costringerci a risanare la discarica pirata di Port Koko. Adesso ci risiamo. Nella versione tecnologicamente avanzata dell'e-waste, il rifiuto elettronico che fluisce sempre più abbondante. La nuova pattumiera del mondo industrializzato è il Ghana: è qui che finisce una buona parte degli oggetti che fino a un istante prima dell'abbandono sembravano indispensabili e che all'improvviso si sono rivelati inutili, cancellati nella possibilità d'uso da memorie più potenti, software più avanzati.
La denuncia viene da Greenpeace che, con un'azione di "spionaggio industriale" è riuscita a ricostruire il percorso delle nuove navi dei veleni. Il punto di partenza per l'Europa è Anversa, in Belgio, dove confluiscono scarti elettronici provenienti da Olanda, Germania, Italia, Danimarca e Svizzera. Non si tratta di piccoli numeri. Le stime Onu parlano di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici prodotti ogni anno: i Raee, ovvero i rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, rappresentano la tipologia di rifiuti pericolosi in più rapida crescita a livello globale (3-5% annuo, nel 2006 ogni cittadino europeo ne ha prodotto tra 17 e 20 chili all'anno). Contengono elementi tossici e persistenti (metalli pesanti, ftalati, pcb) che rappresentano un rischio per l'ambiente e la salute umana nelle fasi di trattamento, riciclaggio e smaltimento.
Dunque roba da maneggiare con attenzione. Ma le foto che potete vedere mostrano cosa succede veramente. Oggetti pericolosi trattati senza nessuna precauzione anche da bambini, materiale tossico bruciato vicino alle case, pozze di liquame contaminato in cui tutti sguazzano. E' questa la fine che fa una buona parte dell'e-waste occidentale: si perdono le tracce del 75 per cento dei rifiuti tecnologici prodotti nell'Unione Europea e di oltre l'80 per cento di quelli prodotti negli Stati Uniti. In parte restano nei garage e nelle cantine, in parte vengono smaltiti illegalmente nei paesi in cui sono stati usati, ma in buona parte salgono sulle navi dei veleni per arrivare nei luoghi in cui i lavoratori, spesso bambini, sono esposti ai rischi legati al cocktail di composti chimici che questi rifiuti sprigionano quando vengono trattati in modo non adeguato.
In Ghana l'indagine di Greenpeace ha messo in evidenza una rete di cimiteri clandestini. Le navi ufficialmente cariche di "beni elettronici di seconda mano" arrivano nel più grande porto del paese, a Tema, e da lì prendono la strada del centro di smaltimento di Agbogbloshie, ad Accra, la capitale. Oppure si sperdono nel marasma dei piccoli cimiteri sparsi un po' ovunque. Greenpeace ha fornito i dati relativi a quello di Korforidua, ma è un esempio tra tanti.
Un disastro ambientale, sociale, umano che rappresenta l'altra faccia del disastro politico che ci coinvolge direttamente. Vent'anni fa l'Occidente chiuse gli occhi sulle rotte dei veleni finché il contenzioso internazionale divenne troppo aspro per ignorarlo. Ora la capacità di risposta dei paesi che subiscono l'arrivo clandestino dei rifiuti elettronici (dall'Africa alle piazze asiatiche) è più alta ed è prevedibile che la tensione tornerà a salire molto presto.
(5 agosto 2008)
Invasori spaziali invecchiano
[via Il Corriere della Sera]
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Scritto da: Federico Cella
E' bastata una semplice ricerca in Google e subito mi ha preso un sentimento misto di commozione e ansia al sentire il vecchio "po-po-po" in climax crescente: href="http://www.spaceinvaders.de/">Space Invaders, in questa versione tedesca fedele. L'occasione sono i 30 anni dalla nascita del videogioco per eccellenza, quello che conoscono tutti e che anche i meno giocatori, parlando di una "materia strana" come i videogames, una volta o l'altra ti dicono: "Beh, ai miei tempi ho giocato a Space Invaders".
Di storie sul gioco del 1978, ma arrivato da noi nei bar solo l'anno successivo, ce ne sono tantissime, proprio perché S.I. è stato un vero fenomeno di costume, al pari del cubo di Rubik e più anche di Tetris. Il collega Federico Ercole sul Manifesto di oggi per esempio ci racconta di come il governo giapponese fu costretto a un'erogazione straordinaria, quattro volte più della media, di monetine a seguito della sparizione in tutto il Paese, ingurgitate dalle macchine coin-op di Space Invaders. Su Wikipedia, ma non solo, invece si trova traccia di quello che a livello "ufficiale" è conosciuto come «Il trucco di Furrer» e che nei bar quando eravamo (più) piccoli girava come una leggenda metropolitana e che ognuno chiamava un po' come gli veniva ("Il trucco delle astronavine" di solito). Colpire con il minor numero di spari necessario (22 e poi 14) e poi nascondersi in attesa dell'arrivo dell'astronave per fare più punti.
Un mito, che certo non è morto 30 anni e mille evoluzioni nei campo dei giochi elettronici dopo (per l'anniversario la Taito ha fatto uscire in questi giorni la versione "Extreme"). Lo dimostra questo sito di simpatici pazzi che tiene conto dell'"invasione aliena nel mondo". Oppure questo video geniale, dove gli invasori diventano esseri umani in carne e ossa. Insomma, tanti auguri agli invasori dallo spazio profondo. E ora sotto per un nuovo record.

